Diagnosi e cura della sordità

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Diagnosi e cura della sordità

Perdita dell’udito: capire i sintomi e trovare la causa

Sentire bene vuol dire riuscire a seguire una conversazione, cogliere le sfumature della voce di chi ci parla, partecipare pienamente alla vita quotidiana. Quando l’udito inizia a calare, spesso il cambiamento è così graduale che ci si accorge del problema solo dopo mesi, magari quando i familiari lo fanno notare o quando si fa sempre più fatica a capire le parole in ambienti rumorosi.

In altri casi, invece, la perdita uditiva si presenta in modo improvviso, accompagnata da acufeni, senso di ovattamento o vertigini: situazioni che richiedono una valutazione rapida, perché la tempestività della diagnosi può influire concretamente sulle possibilità di recupero.

Nel mio studio eseguo accertamenti audiologici completi per adulti e bambini, con strumentazione aggiornata e cabina insonorizzata. L’obiettivo non è mai limitarsi a un dato numerico, ma comprendere davvero come funziona il tuo udito, individuare la causa del problema e costruire un percorso terapeutico su misura. 

Cause più comuni

La perdita dell’udito può dipendere da meccanismi molto diversi tra loro. Identificare con precisione la sede e la natura del danno è il primo passo per impostare la terapia corretta. Di seguito descrivo le forme principali che incontro nella pratica clinica e che richiedono un’attenzione mirata.

Ipoacusia trasmissiva

In questo tipo di sordità il suono incontra un ostacolo meccanico prima di raggiungere l’orecchio interno. Le cause più frequenti comprendono tappi di cerume, perforazioni della membrana timpanica, otiti medie croniche con versamento e blocchi della catena ossiculare, come accade nell’otosclerosi. In molti di questi casi la condizione è reversibile: rimossa la causa, l’udito può tornare ai livelli precedenti. Quando il problema persiste o si ripresenta, valuto insieme al paziente l’opportunità di un trattamento chirurgico ricostruttivo.

Ipoacusia neurosensoriale

Qui il danno interessa la coclea o le vie nervose uditive. L’invecchiamento fisiologico (presbiacusia), l’esposizione prolungata a rumori intensi, alcuni farmaci ototossici e fattori ereditari rappresentano le cause principali. La perdita è in genere progressiva e, una volta instaurata, non completamente recuperabile. Per questo la diagnosi precoce è fondamentale: intercettare il calo uditivo nelle fasi iniziali consente di adottare strategie protettive, monitorare l’evoluzione e, quando indicato, valutare un supporto protesico con il giusto tempismo.

Ipoacusia mista

Si parla di forma mista quando coesistono una componente trasmissiva e una neurosensoriale. Capita, ad esempio, in pazienti con un’otite cronica di lunga data, dove all’ostruzione meccanica si aggiunge un deterioramento progressivo dell’orecchio interno. In questi casi è importante quantificare con precisione il peso di ciascuna componente, perché la strategia terapeutica cambia in modo significativo a seconda della situazione.

Sordità improvvisa

La sordità improvvisa è una perdita uditiva neurosensoriale che insorge nell’arco di poche ore, spesso accompagnata da acufene e talvolta da vertigini. Rappresenta una vera urgenza medica: agire nelle prime 24–48 ore migliora in modo sostanziale le probabilità di recupero. Se avverti un calo uditivo rapido da un lato, con suoni distorti o un forte senso di ovattamento, evita il fai-da-te e contattami immediatamente per una valutazione urgente.

Cause congenite o acquisite

Alcune forme di sordità sono presenti fin dalla nascita, legate a fattori genetici, infezioni prenatali o complicanze del parto. Altre si sviluppano nel corso della vita per traumi, infezioni virali, patologie autoimmuni o esposizione cronica a rumore. Nel bambino, riconoscere un deficit uditivo nei primi mesi di vita è particolarmente importante: un ritardo diagnostico può compromettere lo sviluppo del linguaggio e delle capacità di apprendimento. Per questo nel mio studio utilizzo protocolli di screening audiologico specifici per l’età pediatrica.

Sordità e acufeni

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Segnali da non trascurare

Un calo dell’udito non sempre si presenta in modo evidente; in molti casi i segnali sono sottili e vengono compensati inconsapevolmente, ritardando la diagnosi di mesi o addirittura di anni. Sapere cosa osservare è il primo passo per intervenire al momento giusto.

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Difficoltà a capire le parole

Se ti accorgi di fare fatica a seguire le conversazioni, soprattutto quando parlano più persone contemporaneamente o c’è rumore di fondo, non sottovalutare il segnale. Questa difficoltà è spesso il primo indizio di un deficit uditivo sulle frequenze della voce parlata, anche quando i suoni in generale sembrano ancora percepibili.

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Volume elevato di TV o telefono

Quando chi ti sta accanto nota che alzi costantemente il volume della televisione o del telefono, è probabile che l’udito stia calando senza che tu ne sia pienamente consapevole. Questo comportamento, apparentemente banale, è in realtà uno degli indicatori più comuni di una perdita uditiva in fase iniziale.

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Acufeni

Fischi, ronzii, fruscii o pulsazioni percepiti all’interno dell’orecchio, senza una fonte sonora esterna: è quello che chiamiamo acufene. Può presentarsi in modo episodico oppure continuo, ed è spesso associato a una perdita uditiva sottostante, a patologie dell’orecchio medio o interno, o a fattori metabolici e vascolari. Un inquadramento specialistico con esami mirati permette di definire il profilo del disturbo e impostare una gestione adeguata.

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Orecchio ovattato

La sensazione di orecchio tappato o pieno può avere cause molto diverse: da un semplice tappo di cerume a una disfunzione della tuba di Eustachio, da un versamento nell’orecchio medio fino a una sordità improvvisa. Proprio perché le possibilità sono così varie, è importante non liquidarla come un fastidio passeggero: una visita ORL con esami audiologici mirati consente di chiarire rapidamente l’origine del problema.

Diagnosi e cura della sordità

Il percorso diagnostico parte sempre da un’attenta raccolta della storia clinica, seguita da una visita ORL completa. A questo primo inquadramento affianco gli esami strumentali necessari per definire con precisione tipo, sede e grado della perdita uditiva.

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Visita ORL

La visita inizia con l’ascolto della tua storia: da quando senti meno bene, come è comparso il problema, se ci sono sintomi associati come acufeni o vertigini. Procedo poi con l’esame obiettivo dell’orecchio, del naso e della gola, utilizzando l’otomicroscopia e l’endoscopia per osservare nel dettaglio lo stato della membrana timpanica, del condotto uditivo e delle strutture circostanti. Questo primo passaggio mi permette già di escludere o identificare cause comuni come tappi di cerume, perforazioni timpaniche, infiammazioni dell’orecchio medio o problemi della tuba di Eustachio.

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Esame audiometrico

L’audiometria è il passo fondamentale per capire davvero come funziona il tuo udito. L’esame si svolge in cabina silente e si articola in due momenti: nell’audiometria tonale ascolti suoni puri a diverse frequenze, permettendomi di tracciare la tua soglia uditiva su un audiogramma; nell’audiometria vocale ascolti parole o sillabe a intensità crescenti, così posso valutare non solo la capacità di percepire il suono, ma anche quanto riesci effettivamente a comprendere il linguaggio. Insieme, questi due esami mi danno un quadro preciso del tipo e dell’entità della perdita.

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Impedenzometria

L’impedenzometria comprende la timpanometria, che misura la mobilità del timpano e della catena degli ossicini, e lo studio dei riflessi stapediali, che analizzano la risposta involontaria dell’orecchio medio a stimoli sonori intensi. Questi test sono particolarmente utili per individuare versamenti nell’orecchio medio, rigidità della catena ossiculare, disfunzioni tubariche e per orientare la diagnosi differenziale tra le diverse forme di ipoacusia.

In base al quadro clinico, posso integrare con ulteriori accertamenti: otoemissioni acustiche per valutare la funzionalità della coclea, acufenometria e test della soglia del fastidio per inquadrare gli acufeni, prove vestibolari per le vertigini, e nei casi più complessi potenziali evocati uditivi (ABR) e vestibolari (VEMPs) per studiare il funzionamento della via nervosa.

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Diagnosi e cura degli acufeni

L’acufene è un sintomo che merita un inquadramento specifico. Può associarsi a patologie dell’orecchio medio o interno, a condizioni metaboliche, vascolari, o a disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare. In molti casi coesiste con una perdita uditiva, anche lieve, che il paziente non ha ancora percepito.

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Otoemissioni

Le otoemissioni acustiche sono un test rapido e indolore che permette di verificare il funzionamento delle cellule ciliate esterne della coclea. Quando presenti, indicano che l’orecchio interno lavora correttamente; la loro assenza o riduzione può orientare verso un danno cocleare, anche in assenza di un calo uditivo percepito. Le utilizzo frequentemente nello screening neonatale e nel monitoraggio dell’udito nei bambini più piccoli.

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Acufenometria

L’acufenometria è un esame specifico che mi consente di caratterizzare l’acufene: la sua frequenza, l’intensità percepita e il livello al quale il suono esterno riesce a mascherarlo. Queste informazioni sono preziose per impostare un piano di gestione personalizzato e per monitorare l’evoluzione del disturbo nel tempo.

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Test della LDL

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Specialista nella diagnosi e cura della sordità e degli acufeni 

Nel mio approccio il dato audiometrico è parte integrante di una valutazione globale della persona. Integro sempre i risultati degli esami con la storia clinica, le patologie pregresse, l’esposizione al rumore, la familiarità e le esigenze specifiche di ciascun paziente. Eseguire gli accertamenti nel mio studio significa poter contare su tecnologie aggiornate, ma soprattutto su un referente unico che collega la fase diagnostica con ogni eventuale passaggio successivo: terapia farmacologica, controlli periodici, indicazione protesica o, nei casi in cui sia necessario, intervento chirurgico eseguibile in regime convenzionato SSN presso le strutture ospedaliere in cui opero come Responsabile di Unità Operativa.
Questo modello di continuità assistenziale evita che il paziente debba cambiare medico lungo il percorso: dalla prima visita alla risoluzione del problema, è sempre lo stesso specialista a valutare, proporre e seguire ogni fase della cura.

Chi sono

Sono il Dott. Francesco Berni Canani, Specialista in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale. Svolgo la mia attività professionale tra Pescara e Napoli, ricevendo privatamente in entrambe le sedi. In ambito ospedaliero dirigo l’Unità ORL degli Ospedali di Penne e Popoli, dove eseguo personalmente gli interventi chirurgici in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Dal primo consulto al follow-up, il paziente ha un unico medico di riferimento: ciò garantisce continuità, coerenza e la massima fiducia in ogni fase del percorso di cura.

Domande frequenti (FAQ) sulla diagnosi e cura della sordità

Che cosa si intende per sordità o ipoacusia?

Sordità e ipoacusia indicano entrambe una riduzione della capacità uditiva, ma con sfumature diverse. Il termine ipoacusia descrive un calo dell’udito di grado variabile, lieve, moderato, severo o profondo; mentre sordità viene spesso utilizzato per indicare una perdita più marcata. In ambito clinico la distinzione si basa sull’esame audiometrico, che quantifica con precisione l’entità e il tipo di deficit, permettendo di impostare il percorso terapeutico più adatto.

Quali sono i segnali da non sottovalutare?

I campanelli d’allarme più frequenti sono la difficoltà a seguire le conversazioni in ambienti rumorosi, la necessità di alzare il volume di televisione o telefono, la sensazione di orecchio ovattato, fischi o ronzii persistenti e la tendenza a chiedere spesso di ripetere ciò che viene detto. Nei bambini, i segnali possono essere un ritardo nell’acquisizione del linguaggio, disattenzione a scuola o risposte assenti quando vengono chiamati da un’altra stanza.

La sordità può essere improvvisa?

Sì. La sordità improvvisa è una perdita uditiva neurosensoriale che si manifesta nell’arco di poche ore, generalmente da un solo lato, spesso accompagnata da acufene e talvolta da vertigini. È una vera urgenza medica: intervenire entro le prime 24–48 ore con una valutazione specialistica e una terapia mirata aumenta significativamente le probabilità di recupero dell’udito.

Quali sono le principali cause della perdita uditiva?

Le cause sono molteplici e dipendono dalla sede del danno. Nella forma trasmissiva il problema risiede nell’orecchio esterno o medio, con cause come tappi di cerume, perforazioni timpaniche, otiti croniche e otosclerosi. Nella forma neurosensoriale il danno interessa la coclea o le vie nervose, per invecchiamento, esposizione al rumore, fattori genetici o farmaci ototossici. Esistono poi forme miste, in cui le due componenti coesistono, e forme congenite legate a fattori prenatali o perinatali.

Come si diagnostica un problema di udito?

Il percorso parte dalla visita ORL con endoscopia dell’orecchio, seguita dall’esame audiometrico in cabina silente, che misura le soglie uditive e la comprensione del linguaggio. L’impedenzometria completa il quadro valutando la funzionalità dell’orecchio medio. In base alla situazione clinica posso aggiungere otoemissioni acustiche, potenziali evocati uditivi, prove vestibolari o esami radiologici per arrivare a una diagnosi il più possibile precisa.

Che cosa sono gli acufeni?

Gli acufeni sono la percezione di suoni (fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni) in assenza di una fonte sonora esterna. Possono interessare uno o entrambi gli orecchi e presentarsi in modo continuo o intermittente. Le cause possibili sono numerose: perdita uditiva, patologie dell’orecchio medio o interno, condizioni vascolari, metaboliche, disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare e talvolta stress o tensione muscolare cervicale. Un inquadramento completo con esami audiologici dedicati è fondamentale per definire il profilo del disturbo e impostare una gestione mirata.

La sordità improvvisa può essere collegata alle vertigini?

Assolutamente sì. L’orecchio interno ospita sia l’organo dell’udito (coclea) sia quello dell’equilibrio (apparato vestibolare), e un danno che coinvolge entrambi può provocare contemporaneamente perdita uditiva, acufene e crisi vertiginose. Questa associazione si osserva nella sordità improvvisa con coinvolgimento vestibolare e nella malattia di Ménière, dove episodi ricorrenti di vertigine intensa si accompagnano a ipoacusia fluttuante, acufeni e sensazione di pienezza auricolare.

Gli acufeni si possono curare?

Non esiste un farmaco che elimini l’acufene in modo definitivo, ma questo non significa che non si possa fare nulla. Il primo passo è individuare e trattare eventuali cause sottostanti: una perdita uditiva, un’otite, una disfunzione tubarica, un problema vascolare. Parallelamente, esistono strategie di gestione efficaci che includono l’arricchimento sonoro, la sound therapy e, nei casi più impattanti sulla qualità di vita, percorsi integrati con supporto psicologico. L’obiettivo realistico è ridurre l’impatto del sintomo sulla quotidianità, e nella mia esperienza molti pazienti ottengono miglioramenti significativi.

Quando gli apparecchi acustici possono essere utili?

L’indicazione protesica dipende dal tipo e dal grado di ipoacusia, dall’impatto sulla comunicazione quotidiana e dalle esigenze specifiche del paziente. In generale, gli apparecchi acustici sono indicati quando la perdita uditiva non è correggibile chirurgicamente o farmacologicamente e incide in modo significativo sulla qualità di vita. In questi casi collaboro con audioprotesisti di fiducia, mantenendo sempre una visione clinica globale del percorso.

Il tappo di cerume può causare ipoacusia o acufeni?

Sì, ed è una delle cause più frequenti e più facilmente risolvibili. Un accumulo di cerume nel condotto uditivo esterno può provocare un calo uditivo improvviso, sensazione di orecchio chiuso e talvolta anche un acufene fastidioso. La rimozione in ambulatorio, eseguita in sicurezza con l’ausilio dell’otomicroscopia, risolve il problema nella maggior parte dei casi in pochi minuti.

La sordità può essere trattata chirurgicamente?

In determinati casi sì. Le forme trasmissive causate da perforazioni timpaniche, otosclerosi o colesteatoma possono beneficiare di un intervento chirurgico ricostruttivo, con risultati spesso molto buoni in termini di recupero uditivo. Per le forme neurosensoriali gravi che non rispondono alla protesizzazione convenzionale, possono essere valutate soluzioni come gli impianti a conduzione ossea o gli impianti cocleari. La decisione viene sempre presa dopo una valutazione audiologica completa e condivisa con il paziente.

Si può prevenire la perdita uditiva?

Alcune forme di perdita uditiva possono essere rallentate o evitate adottando semplici precauzioni: proteggere le orecchie in ambienti rumorosi, limitare l’uso prolungato di cuffie e auricolari a volume elevato, trattare tempestivamente le infezioni dell’orecchio e sottoporsi a controlli audiologici periodici, soprattutto dopo i 60 anni o in presenza di esposizione professionale al rumore. La prevenzione è sempre il primo e migliore strumento di cura.

Quando è necessario rivolgersi rapidamente allo specialista?

Ci sono situazioni in cui la tempestività della valutazione fa una differenza concreta. Contattami con urgenza se avverti un calo uditivo improvviso da un lato, un acufene intenso e persistente comparso all’improvviso, vertigini con nausea e vomito, dolore forte all’orecchio con febbre o fuoriuscita di secrezioni, oppure se noti un peggioramento rapido dell’udito dopo un trauma o un’immersione subacquea. In questi casi, agire nelle prime ore migliora significativamente le possibilità di recupero.

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Dr. Francesco Berni Canani

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