Chirurgia della Tiroide

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Chirurgia della tiroide

Cos’è la tiroide e perché è importante

La tiroide è una ghiandola endocrina situata alla base del collo che, nonostante le sue dimensioni contenute, svolge un ruolo determinante per il corretto funzionamento dell’intero organismo.

Gli ormoni che produce regolano il metabolismo energetico, la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e i processi di crescita e sviluppo. Quando questa ghiandola smette di funzionare come dovrebbe, le conseguenze possono coinvolgere diversi apparati, spesso in modo graduale e silenzioso.

Le patologie tiroidee sono tra le più diffuse nella popolazione generale: milioni di persone ne sono affette, in molti casi senza rendersene conto perché i sintomi iniziali possono essere lievi o confusi con altre condizioni. Proprio per questo motivo, una valutazione specialistica tempestiva può fare una differenza sostanziale, permettendo di individuare precocemente il problema e di definire il percorso terapeutico più adatto.

Nel mio lavoro quotidiano mi occupo di diagnosticare e trattare le principali patologie tiroidee, accompagnando ogni paziente dalla prima visita fino alla risoluzione del problema. Quando le terapie farmacologiche non sono sufficienti o la situazione clinica lo richiede, l’intervento chirurgico diventa la strada più sicura e risolutiva, e il mio obiettivo è spiegare con chiarezza ogni passaggio di questo percorso.

Patologie della tiroide: quando preoccuparsi

Non tutte le patologie tiroidee richiedono un intervento chirurgico, ma alcune condizioni devono essere monitorate con attenzione e valutate da uno specialista esperto. 

Di seguito descrivo le situazioni più frequenti che incontro nella pratica clinica e che possono rendere necessaria una valutazione chirurgica.

Noduli tiroidei

I noduli tiroidei sono estremamente comuni e, nella grande maggioranza dei casi, risultano benigni. Tuttavia ci sono situazioni in cui è necessario approfondire con esami mirati: quando le dimensioni superano i 2 cm, quando la crescita avviene in modo rapido, quando compaiono sintomi compressivi al collo oppure quando i risultati dell’ecografia o dell’agoaspirato risultano sospetti. Solo una piccola percentuale di noduli evolve in forma maligna, ma la diagnosi precoce rimane il fattore più importante per intervenire nel momento giusto e con le modalità più appropriate.

Gozzo

Il gozzo è un ingrossamento della tiroide che, quando raggiunge dimensioni significative, può comprimere strutture vicine come la trachea e l’esofago. In queste situazioni il paziente avverte difficoltà respiratorie o nella deglutizione, con un peggioramento progressivo della qualità di vita. In alcuni casi, il gozzo crea anche un disagio estetico evidente. Quando i sintomi persistono o la ghiandola continua a crescere nonostante le terapie conservative, la chirurgia tiroidea diventa la soluzione più indicata per risolvere il problema in modo definitivo.

Ipertiroidismo

L’ipertiroidismo è una condizione in cui la tiroide produce una quantità eccessiva di ormoni, con effetti che possono interessare il cuore, il sistema nervoso e il metabolismo generale. Le cause più frequenti sono il Morbo di Basedow, l’adenoma tossico e il gozzo multinodulare tossico. 

Nelle fasi iniziali la terapia farmacologica è generalmente il primo passo, ma quando i farmaci non risultano sufficienti o non vengono tollerati dal paziente, la chirurgia diventa l’opzione più efficace per ristabilire un equilibrio ormonale stabile e duraturo.

Tumori della tiroide

I tumori tiroidei sono nella maggior parte dei casi curabili, soprattutto se individuati in fase precoce. 

I tipi principali sono il carcinoma papillare (il più frequente e con la prognosi migliore), il carcinoma follicolare, il carcinoma midollare e, più raramente, il carcinoma anaplastico. 

Ogni caso viene valutato in modo individuale, tenendo conto del tipo istologico, dello stadio della malattia e delle condizioni generali del paziente, sempre all’interno di un percorso condiviso con le diverse figure specialistiche coinvolte.

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La decisione chirurgica: Quando e perché è necessario operare?

La chirurgia non è mai la prima opzione terapeutica, ma in determinati casi è la soluzione più sicura e risolutiva. L’indicazione all’intervento viene stabilita esclusivamente dopo una diagnosi precisa, costruita su esami come l’ecografia tiroidea, l’agoaspirato, gli esami del sangue e, quando necessario, una TAC o una risonanza magnetica. 

Valuteremo insieme questa possibilità nei seguenti casi:

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noduli sospetti o maligni

quando l’agoaspirato evidenzia cellule atipiche o la diagnosi citologica conferma una lesione sospetta, l’intervento è indicato per rimuovere il tessuto interessato e procedere con l’analisi istologica definitiva.
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crescita rapida dei noduli

un aumento dimensionale rapido e costante è un segnale che richiede attenzione immediata e che, nella maggior parte dei casi, orienta verso un intervento tempestivo per escludere o trattare una possibile malignità.
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compressione di organi vicini

quando un gozzo voluminoso o una massa tiroidea comprimono la trachea o l’esofago, provocando difficoltà nella respirazione o nella deglutizione, la terapia farmacologica da sola non è sufficiente e la chirurgia diventa necessaria.
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ipertiroidismo non controllabile

nei casi in cui le terapie mediche risultano inefficaci o controindicate, la tiroidectomia offre una soluzione definitiva per normalizzare la produzione ormonale e migliorare la qualità di vita del paziente.
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recidive di patologie tiroidee

quando una patologia tiroidea si ripresenta dopo trattamenti conservativi, la chirurgia è spesso il percorso più indicato per evitare ulteriori ricomparse e garantire una risoluzione stabile nel tempo.

Operazione alla tiroide

A seconda della patologia diagnosticata, l’intervento chirurgico può assumere forme diverse. Le due procedure principali sono:

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Emitiroidectomia

consiste nella rimozione di metà tiroide. Viene eseguita quando la patologia interessa un solo lobo della ghiandola, ad esempio in presenza di un nodulo sospetto o di una lesione localizzata. Questa procedura consente in molti casi di preservare parte della funzionalità tiroidea, riducendo la necessità di una terapia ormonale sostitutiva permanente.

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Tiroidectomia totale

 prevede la rimozione completa della ghiandola tiroidea. È indicata nei casi di malignità accertata, gozzo bilaterale voluminoso o ipertiroidismo diffuso non controllabile con la terapia medica.

Entrambi gli interventi vengono eseguiti in anestesia generale, con una durata media compresa tra 1 e 2 ore. Durante ogni procedura utilizzo il neuromonitoraggio intraoperatorio, una tecnologia che consente di identificare e proteggere in tempo reale i nervi della voce, riducendo in modo significativo il rischio di complicanze. L’incisione viene praticata alla base del collo, in corrispondenza di una piega cutanea naturale, in modo da ottenere un risultato estetico il più discreto possibile.

Percorso Post-Operatorio: Follow-up e Recupero

Il mio supporto non termina con l’intervento. Dopo la chirurgia tiroidea sarò io a seguire personalmente il paziente nei controlli post-operatori, monitorando i livelli ormonali, i valori del calcio nel sangue e la funzionalità della voce. Nei casi in cui sia stata rimossa tutta la tiroide, sarà necessaria una terapia sostitutiva con levotiroxina, che verrà valutata e aggiustata nel tempo attraverso controlli periodici in base alle esigenze specifiche di ciascun paziente.

Le complicanze, come le alterazioni temporanee della voce legate al nervo laringeo ricorrente o l’ipocalcemia transitoria, sono rare nei centri con alta esperienza chirurgica. L’utilizzo del neuromonitoraggio intraoperatorio, che adotto routinariamente durante ogni intervento, riduce in modo significativo la probabilità di queste evenienze. In alcuni casi può rendersi necessaria una supplementazione temporanea di calcio e vitamina D, ma si tratta in genere di una condizione risolvibile nel giro di poche settimane. L’obiettivo è garantire al paziente un recupero sereno, un ritorno rapido alla quotidianità e la certezza di avere sempre un unico medico di riferimento in ogni fase del percorso.

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Chirurgia della tiroide: la mia specializzazione

La chirurgia tiroidea è uno dei campi in cui ho maturato maggiore esperienza nel corso degli anni. Come Responsabile dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria degli Ospedali di Penne e Popoli, eseguo personalmente gli interventi sulla tiroide ponendo massima attenzione alla preservazione dei nervi della voce e delle ghiandole paratiroidi. Ogni intervento viene pianificato con cura dopo una diagnosi accurata, condotta nel mio studio di Pescara, e discussa con il paziente in modo chiaro e trasparente, affinché ogni decisione sia pienamente condivisa e consapevole.

Chi sono

Sono il Dott. Francesco Berni Canani, Specialista in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale. Svolgo la mia attività professionale tra Pescara e Napoli, ricevendo privatamente in entrambe le sedi. In ambito ospedaliero dirigo l’Unità ORL degli Ospedali di Penne e Popoli, dove eseguo personalmente gli interventi chirurgici in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Dal primo consulto al follow-up, il paziente ha un unico medico di riferimento: ciò garantisce continuità, coerenza e la massima fiducia in ogni fase del percorso di cura.

Domande frequenti (FAQ) sulla chirurgia tiroidea

Quando è necessario operare la tiroide?

L’intervento chirurgico è indicato in presenza di noduli sospetti o con diagnosi di malignità, quando un nodulo cresce rapidamente, quando la tiroide ingrossata comprime la trachea o l’esofago causando difficoltà respiratorie o nella deglutizione, oppure quando l’ipertiroidismo non risponde alle terapie farmacologiche. Anche le recidive di patologie tiroidee già trattate in passato possono rendere necessario un intervento. La decisione viene sempre presa dopo una valutazione specialistica approfondita, basata su esami clinici e strumentali specifici.

Quali sono gli esami fondamentali per la diagnosi?
Il percorso diagnostico parte dall’ecografia tiroidea, che permette di valutare le dimensioni, la struttura e le caratteristiche dei noduli. A questa si affiancano gli esami del sangue (TSH, FT3 e FT4) per verificare la funzionalità ormonale della ghiandola. Quando le immagini ecografiche mostrano elementi sospetti, si procede con l’agoaspirato tiroideo, che è l’esame più importante per distinguere i noduli benigni da quelli maligni attraverso l’analisi delle cellule prelevate. Nei casi più complessi può essere indicata anche una TAC o una risonanza magnetica.
Quali sono i tipi di intervento?
Gli interventi principali sono due. L’emitiroidectomia prevede la rimozione di metà tiroide e viene eseguita quando la patologia interessa un solo lobo ghiandolare. La tiroidectomia totale comporta invece la rimozione completa della ghiandola ed è indicata nei casi di malignità accertata, gozzo bilaterale voluminoso o ipertiroidismo diffuso. Entrambi gli interventi vengono eseguiti in anestesia generale, con una durata media di circa 1-2 ore, e durante la procedura utilizzo il neuromonitoraggio intraoperatorio per proteggere i nervi della voce.
Cosa aspettarsi dopo l'intervento?
Dopo la chirurgia il paziente viene seguito con controlli post-operatori regolari. Quando viene rimossa tutta la tiroide è necessaria una terapia sostitutiva con levotiroxina, calibrata nel tempo in base alle esigenze individuali. Nelle prime settimane si monitorano i livelli di calcio nel sangue e la funzionalità della voce. Il recupero è generalmente rapido e il ritorno alla vita quotidiana avviene nella maggior parte dei casi entro pochi giorni dall’intervento.
Quali sono le possibili complicazioni post-operatorie?
Le complicanze sono poco frequenti, soprattutto nei centri con alta esperienza chirurgica. Tra quelle che possono verificarsi vi sono le alterazioni temporanee della voce, legate a un possibile stress sul nervo laringeo ricorrente, e l’ipocalcemia transitoria, dovuta a un momentaneo ridotto funzionamento delle ghiandole paratiroidi. In alcuni casi può essere necessaria una supplementazione di calcio e vitamina D per un periodo limitato. L’utilizzo del neuromonitoraggio intraoperatorio riduce in modo significativo la probabilità di queste evenienze.
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Dr. Francesco Berni Canani

Dr Francesco Berni Canani

Otorinolaringoiatra
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